Sabato 11 aprile -Il Rotary Club Roma Nord Est ha proposto una visita culturale al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, proseguendo il percorso di riflessione sulle radici della civiltà occidentale avviato con la precedente escursione a Vulci, nei pressi di Canino (VT). L’incontro si è svolto in un clima di amicizia e curiosità, coerentemente con lo spirito rotariano di servizio e di crescita personale attraverso la conoscenza.
La visita ha consentito ai soci e agli ospiti di immergersi in un mondo in gran parte autoctono, di lingua e cultura propria, spesso descritto come l’“anello mancante” tra la preistoria italica e la grandezza di Roma.
Ingegneria, architettura e simboli del potere
L’archeologo ed etruscologo Massimo Brando ha guidato l’incontro con una introduzione al contesto etrusco, spiegando come le loro tecniche di scavo e costruzione abbiano anticipato molte soluzioni tipicamente associate alla Roma classica. In particolare, l’uso perfezionato dell’arco a volta ha permesso ai Romani di realizzare ponti, acquedotti e monumenti colossali, mentre opere di bonifica e urbanistica, come la Cloaca Maxima, riflettono l’influenza etrusca sulla formazione della città capitolina. Brando ha inoltre ricordato come molti simboli del potere romano, come i fasci littori, la toga e la cerimonia del trionfo, affondino le loro radici nella cultura etrusca, reinventata e riadattata da Roma.
Cuccumella di Vulci e fanum voltumnae
Un momento centrale della visita è stato dedicato alla Cuccumella di Vulci, un’enorme struttura di circa 70 metri di diametro e 20 metri di altezza, reinterpretata dall’ingegnere e divulgatore scientifico Agata Basile come possibile centro oracolare – un ipotetico “Fanum Voltumnae” – dove le Dodici città della confederazione etrusca si riunivano per decidere politiche comuni e nominare i re lucumoni.
Con aperture orientate est‑ovest, e accesso al centro dalla porta sud-est, la costruzione sfrutta in modo quasi tecnologico fenomeni astronomici ed energetici: luce equinoziale, riverberi, acustica e il passaggio della stella Siro insieme alla costellazione del Cane, simbolo della transizione dalla vita alla morte e dal buio alla luce primaverile.
Il ruolo delle donne e la parità etrusca
La prof.ssa Stefania Svizzeretto ha arricchito il percorso con una riflessione sul “Sarcofago degli Sposi”, icona della pittura e della scultura funeraria etrusca. Attraverso le fattezze, i costumi, i gioielli e le modalità di rappresentazione, emerge una sostanziale parità di genere: la donna etrusca non è secondaria, ma protagonista, accanto all’uomo, nei banchetti, nella vita sociale e nei diritti di proprietà.
Una condizione che scandalizzava greci e primi romani, ma che ha lasciato tracce durature nel riconoscimento riservato alle matrone nella tradizione romana.
Una fusione, non una sostituzione
Il punto conclusivo dell’incontro ha ricordato che Roma non ha “distrutto” gli Etruschi, ma ne ha assorbito l’eredità culturale e politica. Grandi famiglie aristocratiche etrusche si sono trasferite a Roma mantenendo i loro privilegi e diventando parte della classe dirigente, fino a personaggi come Mecenate, consigliere di Augusto di nobili origini etrusche, dal quale deriva il termine “mecenatismo” oggi riferito al sostegno delle arti e della cultura.
Un’esperienza di servizio e conoscenza
La visita al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia si è rivelata un’occasione di grande crescita culturale e di confronto, pienamente coerente con la missione del Rotary di promuovere dialogo, conoscenza e senso di comunità. Il Rotary Club Roma Nord Est intende continuare questo percorso con nuovi incontri e scambi di approfondimento, dalle radici antiche alle sfide del mondo contemporaneo.










