La difesa del Sistema Paese, tra memoria storica, evoluzione tecnologica e nuove vulnerabilità strategiche. È il filo conduttore della conviviale del Rotary Club Roma Nord‑Est, svoltasi martedì 5 maggio 2026 al Donna Laura Palace.
Relatori della serata sono stati il Capitano di Vascello Pasquale Giorgio Palmentura, Capo del 2° reparto presso la Direzione delle Informatica, Telematica e delle Tecnologie Avanzate della Marina Militare; e Sebastiano Oriti, che ha progettato i sistemi software di Comando e Controllo per le Unità Navali della Marina Militare Classe Lupo, Maestrale e portaelicotteri Garibaldi.
Nel suo intervento, Sebastiano Oriti ha ripercorso la stagione – tra anni ’60 e ’70 – in cui l’Italia, superata la ricostruzione postbellica, seppe trasformare una condizione di dipendenza tecnologica in una autonomia industriale e digitale di livello internazionale partendo dai software per il controllo della propria flotta navale.
Da Paese vincolato dal Trattato di pace l’Italia seppe trasformarsi in nazione capace di progettare software, hardware e sistemi di bordo integralmente nazionali.
“In quegli anni – ha ricordato Oriti – abbiamo realizzato il software e anche le macchine che dovevano farlo girare. Eravamo indipendenti”.
Quella stagione di cooperazione tra Marina, industria e ricerca diede vita a un modello di sovranità tecnologica che contribuì anche a ridurre i rischi oggi associati alla vulnerabilità informatica.
Oriti ha poi evidenziato come, in settori cruciali per la sicurezza nazionale – confini, aria, mare, spazio, acqua, industria, informazione – la dipendenza dall’estero sia oggi cresciuta in modo significativo.
Un esempio emblematico: “Nei sistemi operativi, la mente che fa funzionare le nostre macchine, siamo dipendenti al 100% dall’estero. Non abbiamo il controllo”.
Eppure, secondo Oriti, la partita non è chiusa: «C’è spazio per recuperare autonomia. La sovranità tecnologica si può ricostruire, così come l’indipendenza energetica e nelle materie prime, attraverso riciclo industriale e diversificazione degli approvvigionamenti. Recuperare autonomia significa recuperare dignità come Paese».
Oriti è coautore, insieme a Francesco Perillo, del volume “Verso l’orizzonte e oltre. Una storia di mare, uomini e tecnologia”, dedicato alla storia della ricerca tecnologica nella Difesa italiana.
Il Capitano di Vascello Pasquale Giorgio Palmentura ha portato la prospettiva operativa e ingegneristica del Maricenprog, il Centro di Programmazione della Marina Militare con sede a Taranto, da lui diretto in passato.
Il Centro è responsabile di: produzione del software operativo dei sistemi di comando e controllo; integrazione del sistema di combattimento; custodia del codice sorgente; gestione dell’intero ciclo di vita del software installato sulle unità navali italiane.
Un patrimonio strategico che ha permesso alla Marina di mantenere un controllo diretto sulle componenti più sensibili dei propri sistemi.
Un principio guida rimane immutato: “I software che influenzano il comportamento degli assetti navali – elementi di rilievo della Nazione – devono rimanere nazionali, per evitare interferenze o condizionamenti esterni”.
“Negli anni i sistemi si sono evoluti e infatti dalla generazione iniziale che era chiamata SADOC 1 – ha proseguito – si è poi passati alla seconda generazione di SADOC 2 dove state integrate ai radar anche le armi di bordo. Con il Sadoc 2 il software è stato scritto integralmente da noi – ha aggiunto – quindi alla fine degli anni ’80 si è acquisita una sufficiente sovranità digitale. Oggi siamo alla quarta generazione”.
La conviviale del Rotary Roma Nord‑Est, coordinata dalla presidente del Club Katia Nicoletti, ha offerto una riflessione di alto profilo su come la storia militare italiana possa illuminare le sfide contemporanee: cybersecurity, autonomia tecnologica, protezione delle infrastrutture critiche e sovranità digitale.




