Si è svolto martedì 2 dicembre presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia-Stato Maggiore della Difesa di Roma l’interclub organizzato dal Rotary Club Roma Capitale con il Rotary Club Roma Nord Est dedicato ai problemi legati al Parkinson e alle nuove frontiere della cura delle malattie del cervello.
Il tema è stato affrontato dalla dottoressa Livia Brusa, neurologa e responsabile del Centro Parkinson dell’Ospedale Sant’Eugenio, che in video-collegamento ha illustrato un approccio innovativo alla malattia del Parkinson dove al trattamento farmacologico si affianca la vita di relazione con incontri di gruppo, sedute di yoga e fisioterapia.
La serata si è aperta con i saluti del presidente facente funzioni del Rotary Club Roma Capitale, Claudio Trentino, e della presidente del Rotary Club Roma Nord Est, Katia Nicoletti. Dopo aver spiegato cosa è il Parkinson e le possibili cause scientifiche la dottoressa Brusa ha sottolineato che si tratta della “seconda malattia al mondo più diffusa, dopo l’Alzheimer che colpisce attualmente 12 milioni di persone al mondo e in Italia 450 mila” e che la sua degenerazione si traduce dal punto di vista clinico in un quadro dominato “dalla lentezza motoria e dalla comparsa di tremore e rigidità muscolare”.
La dottoressa Livia Brusa ha evidenziato l’importanza dell’attività motoria per i pazienti colpiti dal Parkinson: “le attività motorie hanno un ruolo sia nella prevenzione primaria, quindi riducono il rischio della malattia, ma anche nella prevenzione secondaria, migliorano i sintomi, oltre ad avere un ruolo neuro-protettivo, di rallentare il decorso. A fronte del fatto che non abbiamo farmaci attualmente con questo tipo di proprietà: nessuna molecola a nostra disposizione in commercio è dotata della capacità di rallentare il decorso della malattia”.
Tra le attività motorie consigliate sono state indicate quelle di un’intensità lieve-moderata da essere sostenibile per almeno una trentina di minuti e che utilizzi l’ossigeno come fonte di energia, quindi un’attività di tipo aerobico: camminare velocemente, nuoto, ciclismo, tapirulan. “Occorre scegliere un’attività che deve piacere – ha aggiunto la dottoressa Brusa – poiché questo facilita un rilascio endogeno di dopamina che è quella sostanza carente in questa malattia. Inoltre è importante che ci sia una complessità dei compiti da eseguire con prove di coordinazione che implichino una stimolazione plurisensoriale”.
Accanto all’attività motoria classica fanno parte delle indicazioni delle terapie “alternative” alcune tecniche che vanno a modulare la vita emotiva e il rilassamento come: la danza, lo Yoga, il Tai Chi e la musicoretapia.










